libro 3dDov'è finito Douglas Staedtler?

E' uscito l'11 MAGGIO 2015 il libro d'esordio di Patrizia Muzzi.
"Un coinvolgente viaggio in Flip-Flop intorno al mondo, un delizioso inno all'amicizia con un pizzico di follia" (G. Bonaveri)
Puoi trovarlo nella libreria della tua città o ordinarlo da Edizioni EPSIL.
Disponibile anche in formato digitale. http://www.edizioniepsil.it

booktrailer

Lo avete detto voi. “Dov’è finito Douglas Staedtler?”

1 nSagacia, ilarità, leggerezza, autoironia, misto a quella abbondanza di cinismo che sembra renderla impermeabile a tutto, ma spesso anche ingenuità e stupore, rendono questo viaggio non solo degno di farlo, ma doveroso intraprenderlo nella vita di ognuno di noi.
Luigi G.
Racconto aereo e apocalittico che rivela una forza dirompente: cambiare visione della vita con l’aiuto di solide amicizie.
Luca R.
…sono molto curiosa di leggere il suo prossimo libro, soprattutto per ritrovare Lars a causa del quale ho rischiato più volte di rotolare giù dal divano con le lacrime agli occhi.
Serena S.
Bellissimo... scritto con il cuore, ed ha riempito anche il mio.
 Lorena B.
Gran bella opera prima, divertente, ben scritto e con un finale che mi ha commosso e fatto pensare.
Paola G.
Fresco ed ironico ha il sapore di un gioco collettivo, spirito con cui ci è consegnato.
Cosetta
Un libro che si legge piacevolmente, con i suoi cambi di stile e di narrazione...
Un ottimo esordio per Patrizia Muzzi.
Alberto D.
Un vero e proprio circo ambulante, barbarico e ipermoderno. Le parole si srotolano in frasi e le segui come fili ma, non ci esci dal labirinto, non chiudi il libro, ti ci perdi come un sognatore che sogna cose lontane.
Riccardo B.
Mi è piaciuto un sacco... spassosamente ironico.... divertente... l'ho divorato perché mi ha incuriosita a tal punto che non vedevo l'ora di finirlo. E mi son goduta la trama e lo stile spumeggiante dell'autrice!
Lucia A.
La lettura scorre liscia e non sono riuscito a scollare gli occhi dalla storia fino alla fine.
Paolo B.
Troviamo un po' di Benni, un po' della Yoshimoto ed anche la schiettezza interiore di Salinger.
 Il tutto rielaborato con un'originalità fresca ed unica, un qualcosa che davvero mancava nel tetro panorama letterario attuale.
Marzia F.
Un libro brillante e satirico che affronta situazioni e personaggi bizzarri con un’ironia che se da una parte permette di sgretolare le facciate dell’apparenza, dall’altra consente di avere un punto di partenza per poter elaborare alcune riflessioni sulla società attuale.
 Un viaggio attraverso la ri-scoperta dei valori dell’amicizia e della solidarietà, gli attori sono azzeccatissimi. Un ottimo esordio.
Cristina M.
Patrizia Muzzi scrive in modo molto avvincente, nitido e diretto consentendo una lettura estremamente piacevole e fluida riuscendo pertanto a coinvolgere e catturare fin dalla prime pagine. "Dov'è finito Douglas Staedtler ?" è uno di quei libri che si vorrebbe non finissero mai.
Carlotta S.
“Dove è finito Douglas Staedtler?” si è rivelato un romanzo di quelli che accalappiano i tuoi sensi col guinzaglio dell’intelligenza. L’intrigo, per altro degno di quelli prodotti dai “miei” giallisti preferiti (Wallace e Earl Derr Biggers) è in fondo solo una scusa per raccontare di luoghi, profumi e immagini che mi sono rimasti appiccicati al cuore col bostik delle emozioni.
Claudio D.
alla fine del libro potreste ritrovarvi con un irrefrenabile impulso a cambiar vita inseguendo sogni e amici... da leggere assolutamente.
Federico F.
Un libro molto godibile e sapiente nel mescolare "sacro e profano", che si prende sul serio solo quando ne ha bisogno e che spalanca gli occhi di un bambino su questo mondo consunto, privo di stupore…
Vanni S.
Divertentissimo! Un libro che ‘puzza’ di avventura’, amicizia e irionia! Lo consiglio.
MC Bruni
#doveèfinitodouglasstaedtler #epsiledizioni
foto di Federico Cangiano

TOLKIEN L’IMMORTALE, THE FALL OF GONDOLIN di J. R. R. TOLKIEN

The Fall of GondolinUna notizia che interesserà sicuramente i fan di Tolkien: The Fall of Gondolin sarà pubblicato per la prima volta come volume a sé stante il 30 agosto di quest’anno da HarperCollins. Si tratta di uno dei racconti antologici sulla Terra di Mezzo ritrovati ed editati da Christopher Tolkien. I disegni sono come sempre del geniale Alan Lee legato ormai in maniera indissolubile al mondo del fantastico e soprattutto a Tolkien.
L’interesse suscitato da elfi, nani e piccoli hobbit non sembra risentire del tempo che passa. Una nuova serie prodotta da Amazon, che si preannuncia come la più costosa di sempre, ridarà vita alla Terra di Mezzo e ai suoi abitanti. Lo stesso Peter Jackson si era già dichiarato a favore di nuove rivisitazioni sul soggetto de Il Signore degli Anelli e noi spettatori attenderemo pazienti leggendo e rileggendo il capolavoro fantasy del mitico professore inglese.

 

Utopia Senza Felicità sul Volto Triste dell’Italia

Ci fu un tempo in cui il sindaco di Bologna, terminata la riunione in consiglio comunale, scendeva in piazza e proseguiva il dialogo con i propri cittadini. Dialogare, ascoltare, animarsi, difendere le proprie idee era alla base di tutto. E forse non a caso, questo legame diretto tra istituzioni e persone era da esempio e produceva cose buone. ... VAI ALL'ARTICOLOin poche

LA SAGGEZZA DEL BOSCO di Peter Wohlleben

www.mondadoristore.it

“Ora, già non si riconoscono più queste contrade. S’è cominciato quando vennero i Francesi, a tagliar boschi come fossero prati che si falciano tutti gli anni e poi ricrescono. Non sono ricresciuti. Pareva una cosa della guerra, di Napoleone, di quei tempi: invece non si smise più. I dossi sono nudi che a guardarli, noi che li conoscevamo da prima, fa impressione.” (Il Barone Rampante, Italo Calvino)


Peter Wohlleben è un biologo tedesco che per oltre venti anni ha intrapreso la carriera della guardia forestale e che ora gestisce un bosco ai confini tra la Germania e il Belgio. I suoi libri sono tradotti in tutte le lingue e svettano nelle classifiche di vendita.
“La saggezza del bosco”, pubblicato nel 2013, è arrivato in Italia solo ora, tradotto e distribuito da Garzanti.
Mi aspettavo un libro farcito di romanticismo e di effetti speciali, non so dirvi il perché. Pagina dopo pagina, ho iniziato a entusiasmarmi e a soffrire, a desiderare che l’essere umano non fosse mai nato e nello stesso tempo a sentire forte l’esigenza di abbandonare ogni cosa per seguire il pragmatico Peter tra gli ultimi brandelli di foresta vergine presente sul nostro continente.
Già, le foreste vergini… Sapreste definire che cosa s’intende per foresta vergine? Siete così sicuri che gli alberi che vedete davanti al vostro ufficio, al parco dove fate giocare i vostri figli o accanto al vostro portone siano autoctoni? Sapreste riconoscerli sgranocchiando la loro corteccia? Quanti anni hanno, ve lo siete mai chiesto? È vero che l’Europa è invasa da animali selvatici che si riproducono senza controllo? Sono più pericolosi i cinghiali o le zecche?
Dopo un inizio autobiografico, Wohlleben smonta passo dopo passo le nostre certezze sull’ambiente boschivo, sul clima continentale, sugli animali selvatici e se già non ne siete consapevoli, scoprirete l’importanza cruciale che ha conoscere la dinamica che intercorre tra essi.
L’uomo è nato per vivere nella steppa, racconta l’autore, per questo il bosco c’inquieta. Come c’inquietano i suoi abitanti: orsi, linci, lupi ai quali basterebbe ridare il primato che gli spetta per debellare senza troppi sforzi tutte le specie che iniziano a invadere la nostra sfera privata.
Sono le coltivazioni intensive di mais che attirano i cinghiali e che gli permettono di riprodursi senza sosta. Sono i cacciatori a fornire (spesso e volentieri) a queste facili prede, il cibo sufficiente per sopravvivere e moltiplicarsi a dismisura, munendosi di un alibi per cacciare. Sono i rifiuti abbandonati che attirano orsi, lupi e cinghiali, animali che vivrebbero nei boschi e che di norma scappano alla semplice vista dell’uomo. Spesso, sono i pastori privi di criterio che lasciano gli ovini al pascolo senza cani che li proteggano o che addirittura li legano alle corde rendendoli facili prede. Sono le pessime recinzioni che permettono l’ingresso di certi predatori all’interno degli allevamenti. I daini, che in Germania non erano animali autoctoni, furono introdotti in epoche passate dai nobili, per sollazzarli durante le battute di caccia e ora, i loro discendenti si lamentano perché invadono le loro proprietà…
E le foreste? Qual è la causa di tutti questi allagamenti improvvisi al primo temporale o della caduta degli alberi al primo soffio di vento?
Quanto vive un albero? C’è tanta differenza tra come trattiamo gli animali da macello delle catene industriali e gli alberi dei boschi? Guardatevi attorno: che diametro hanno gli alberi che vedete? Sono sani, col fusto dritto, privi di malattie, hanno radici profonde?
Wohlleben spiega perché gli alberi non sono organismi a sé stanti ma parte di un insieme dall’equilibrio delicato, creatosi in centinaia, migliaia di anni. Racconta come la terra pressata da pesanti macchine moderne per l’industria del legname, non sarà mai più terra vergine: la pressione esercitata sul suolo genera in profondità uno strato impermeabile sia all’acqua sia alle radici profonde. Un tempo le foreste erano capaci di assorbire una notevole mole di acqua, ora non lo sono più: una volta distrutto il loro ecosistema è difficilmente rigenerabile.                                                       
Sono solo le foreste vergini come quella del Brasile a produrre l’ossigeno che respiriamo, quelle che stiamo azzerando per il “bene” dell’economia. Al netto tra ciclo vitale del bosco e la sua lavorazione industriale, le foreste “non vergini”, quelle che l’autore chiama “piantagioni”, producono tanto ossigeno quanto noi ne consumiamo per il loro trattamento e utilizzo.
Sono tante le questioni sollevate in questo libro, tanti gli errori commessi dallo stesso autore nell’arco della sua carriera da forestale.
Peter Wohlleben ci imporrebbe coerenza: le foreste, essenziali per la vita sulla Terra, sono fortemente minacciate, non possiamo più dire “non lo sapevamo”.
Quando sarà la prossima seduta comunale che si occuperà di questioni ambientali? Partecipiamo anche noi, cerchiamo di pensare che i boschi ci appartengono, sono nostri, hanno bisogno di noi. Adesso. O “auguriamoci” e “cerchiamo” sono tutte parole che nascondono un atteggiamento passivo?
“Le ciliege parlano” pensa Cosimo, barone rampicante, mentre la sua mente veleggia distratta. Gli alberi parlano?
Secondo la ricerca scientifica pare proprio che tra gli alberi vi siano forme di comunicazione.
È dimostrato che le gazzelle che rosicchiano le acacie stimolino la secrezione di un veleno repellente e la cosa ancora più stupefacente è che ognuna di loro è in grado di rilasciare nell’aria delle sostanze che vengono intercettate dalle acacie adiacenti, le quali, avvertite per tempo, rilasciano a loro volta questo veleno repellente salvandosi la vita. L’autore specula sul fatto che gli alberi possano quindi provare una forma di “sofferenza”. Si ritiene in generale che tutte le piante comunichino tra loro, dobbiamo solo capire come.
A questo punto c’è solo da sperare che non decidano di ribellarsi tutte insieme per liberarsi di noi, anche se ce lo meriteremmo…

ROGER OLMOS. Un vegano che vive sugli alberi.

Due ottime notizie.
La prima: a Bologna ha aperto Mirabilia, una nuova libreria concepita come uno spazio aperto agli amanti dei libri d'arte e di illustrazione; la seconda: ospiterà fino alla fine di gennaio la mostra con i disegni originali di “Cosimo” (edito da Logos, pagine 76, prezzo 15,73 euro) dell’illustratore spagnolo Roger Olmos. ...VAI ALL'ARTICOLO

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Diciamocelo: ho avuto culo!

Sapete quando uno va a un provino porta la sorella e prendono lei? Ecco, non c’entra niente ma ho avuto culo lo stesso.

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La mia biografia

Sono una biologa neuroscienziata che per anni ha frequentato quei mondi che racconto nel mio libro di esordio.

Contatti

Bologna - ITALY
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I luoghi di Douglas Staedtler

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