Il mistero Douglas Staedtler

di Luigi Giacchero

Schermata 2015 11 25 alle 23.33.33Amo l'arte in ogni sua forma e di conseguenza la fantasia dalla quale l’arte scaturisce e che ne è la musa ispiratrice. Qui non crediate di leggere Shakespeare, ma l'edificio della cultura non e' costruito solo con i grandi mattoni principali, bensì sono i piccoli sassi, interclusi tra i pezzi più grandi che rendono solida la muratura dell'arte. Ed eccolo uno di questi piccoli pezzi.
Ho la fortuna (o sfortuna?) di conoscere l'autrice, ho la fortuna che mi considera ingenuo, così non prenderà in considerazione questi pensieri e sarò esente dai suoi strali, ho la fortuna di vivere questo tempo del mondo per iniziare a seguire una scrittrice dalla sua opera prima, ho la fortuna di riconoscere nei dialoghi dei protagonisti la dialettica e la metrica che da anni quotidianamente ci scambiamo.
Incredulo, l'ho scoperta scrittrice. Lei è fatta così: è quella scienziata un po' (tanto) pazza che molla tutto per ideali, l'ironica protagonista che ti porta, anzi ti impone e ti trascina, nel viaggio della vita che non ti aspettavi di fare e che non sai dove ti condurrà, lei è quella che ti fa sbellicare dalle risate in alcune pagine e, se hai la sfortuna di leggerle di notte, i vicini potrebbero arrivare a chiamare il 113. E ti lasci trascinare in questa favola, che poi tanto favola non è, col suo vissuto autobiografico e con personaggi che, stenterete a credere, esistono davvero. Dentro di noi, sicuramente.


Il mistero di dove sia finito sto tizio, con lo spudorato cognome tedesco delle gomme da cancellare della nostra infanzia, vi condurrà in un mondo parallelo (no, no, tranquilli, non è neanche “il Piccolo Principe” versione romagnola), dove la “condivisione” delle azioni, esperienze, emozioni con qualcuno che ci accompagni per un pezzo lungo le strade della nostra vita, risulta vincente anzi obbligatoriamente “condivisibile” e ci dona quella ricchezza interiore in più di cui tutti dovremmo beneficiare.
Sagacia, ilarità, leggerezza, autoironia, misto a quella abbondanza di cinismo che sembra renderla impermeabile a tutto, ma spesso anche ingenuità e stupore, rendono questo viaggio non solo degno di farlo, ma doveroso intraprenderlo nella vita di ognuno di noi.
La ripetizione dei capitoli di Achille e la tartaruga seminerà frustrazione e interesse nel lettore. Cosa l'abbia spinta a fare atterrare l'aereo a Fuerteventura con la tempesta di sabbia, cosa abbia dato in più al romanzo questo particolare, resterà un mistero. Finché un giorno dall'alto del suo grattacielo (a volte un po’ oscillante) la scrittrice, come a dispensare la benedizione alla folla sottostante, avrà la magnanimità di rivelarlo anche a noi comuni mortali.
E in attesa dei prossimi voli dei personaggi, di altre risate, di atterraggi con la tempesta, di nuove avventure immaginate/vissute, chiudiamo il libro con l'ultima maledettissima pagina che si gira come tutte quelle volte quando non vorresti che un libro finisse.
Mi rimane il profumo col quale ha cosparso la mia copia quando me l'ha firmata, come quei ricordi che ti vengono in mente all'improvviso e a scatenarli non sono mai grandi segni del destino, bensì piccoli particolari che troverete cosparsi in questo libro, anche se non avete la fortuna (o sfortuna) che sia profumato come il mio.
“Minx!”, direbbe Karly, “ma è più lungo sto pistolotto che il libro!”

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