RECENSIONE DI C. DELLACA'

Premesso che non leggevo un racconto da tanto tempo, dopo esser stato per anni un divoratore mordace di gialli del primo novecento, quando ho preso in mano il libro di Patrizia Muzzi temevo mi accadesse quello che mi capitò da ragazzo, allorchè il mio insegnante e maestro di vita Giorgio Canestri mi consigliò di leggere “Il taglio del bosco” di Carlo Cassola, che sarà anche stato un capolavoro ma io, forse per l’età ancor giovane, richiusi dopo poche pagine; invece il libro in oggetto “Dove è finito Douglas Staedtler?” si è rivelato un romanzo di quelli che accalappiano i tuoi sensi col guinzaglio dell’intelligenza. L’intrigo, per altro degno di quelli prodotti dai “miei” giallisti preferiti (Wallace e Earl Derr Biggers) è in fondo solo una scusa per raccontare di luoghi, profumi e immagini che mi sono rimasti appiccicati al cuore col bostik delle emozioni. La cultura che si respira a pieni polmoni e a furor di bronchi, man mano che si procede nella lettura, non ha la C maiuscola bensì mille e mille piccole c che si inseguono ad ogni cambiar di luogo perché la cultura è fatta di mille piccole culture che solo chi è genio sa descrivere come facenti parte di un unico disegno. Ecco, Patrizia che intuisco abbia talento tale, è riuscita a trasmettermi questo, e in più mi ha permesso di conoscere luoghi che non vedrò mai.
Grazie.
Claudio Dellacà
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I luoghi di Douglas Staedtler

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