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21 marzo 2019 ore 19.00

Ci vediamo il 21 marzo presso La Confraternita dell'Uva in Via Cartoleria, 20b a Bologna.

Mi intervisterà il cantautore Germano Bonaveri.

 

Tags: patty karly penrose presentazione confraternita dell'uva

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“Le piante sono i George Bailey di questo pianeta. Nessuno le considera, non vengono studiate, non sappiamo neanche lontanamente quante ne esistano, come funzionino, quali siano le loro caratteristiche. Eppure, senza di loro la vita di ognuno di noi animali non sarebbe possibile.” (L’incredibile viaggio delle piante di Stefano Mancuso; Editori Laterza; 144 pagine; 18.00 euro)

 Stefano Mancuso è uno scienziato di fama mondiale e dirige il Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale (LINV) dell’Università degli Studi di Firenze. Per una come me, sentire parlare di neurobiologia vegetale suona come un ossimoro. Le piante non hanno un sistema nervoso, quindi non possono soffrire, amare, sognare, comunicare come facciamo noi.Questo era quello che credevo fino a poco tempo fa, ma sembra proprio che la biologia abbia smantellato alcuni dogmi.

Se avessi vent’anni adesso, credo che farei di tutto per dedicarmi alla neurobiologia vegetale. Nel prologo di questo interessantissimo saggio, il professor Mancuso apre con alcune domande: siamo sicuri che quello delle piante sia un mondo fatto di silenzio, privo di comunicazione, che le piante non abbiano relazioni sociali, che siano immobili? O siamo noi che le guardiamo con occhi sbagliati? Corpo, architettura, strategie, sono spesso diametralmente opposte a quelle degli animali.

“Gli animali hanno un centro di comando, le piante sono multicentriche. Gli animali hanno organi singoli o doppi, le piante hanno organi diffusi. Gli animali sono individui (nel senso di indivisibili), le piante sono più simili a colonie. Negli animali conta più l’individuo, nelle piante il gruppo.”

E per capire il mondo vegetale, la chiave dovrebbe essere proprio questa: liberarci della nostra solita visione antropocentrica. ...VAI ALL'ARTICOLO

Tags: patty recensioni cuba liber biblioteca corticella stefano mancuso l'incredibile viaggio delle piante

  • Patrizia Muzzi

Un tè con Karly Penrose?

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di Maria Chiara Bruni

Un tè con Karly Penrose?
Certo! Ma di sicuro non sarà un banale tè: al primo sorso potremmo ritrovarci in groppa a un dromedario nel deserto dello Yemen, alla seconda sorsata in un villaggio della Lapponia e per finire magari a bordo di un vascello pirata nei mari del Nord!! Se poi si uniscono pure la Wanda e Lars l'avventura è assicurata!!
Secondo libro della frizzantissima @patriziamuzzi (il primo della saga é "Dov'è finito Douglas Staedtler?”), lo consiglio😘.

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  • Patrizia Muzzi

La fantasia dell’intelligenza

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di Claudio Dellacà

Se il precedente romanzo di Patrizia Muzzi mi aveva stupito per ambientazioni, fantasia e grande capacità di portare il lettore verso mondi immaginifici di grande bellezza, questo suo nuovo lavoro mi ha letteralmente rapito. I personaggi, a me già noti, mi hanno catapultato tra deserti infuocati e magiche atmosfere di fiabe d'altri tempi, sempre però con riferimenti che lasciano trasparire l'immensa cultura della Scrittrice. Un consiglio, se come me avete l'abitudine di leggere la sera, preparatevi a trascorrere una notte insonne... Quando si inizia la lettura, si riesce a smettere solo all'ultima parola dell'ultima pagina.

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Mi sento come in un toast. Arrivo in anticipo alla libreria Ambasciatori di Bologna per la presentazione del nuovo libro di Luis Sepulveda “Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa” (Guanda, pagine 128) e attendo diligente in fila il momento di occupare il mio posto. Qualcuno in coda con me ipotizza che ci facciano sedere sul pavimento. Uno dei librai mi lancia uno sguardo interrogativo: “Come ha potuto pensare una cosa del genere?” sembra domandarmi. Più tardi trovo posto tra le prime file, mi giro e vedo la sala e le scale piene di persone in piedi. Due signore di una certa età e ben vestite si siedono nei posti riservati ad altri e vengono giustamente cazziate dagli organizzatori. Bofonchiano qualcosa che non capiamo e rimangono saldamente ancorate alle loro sedie con una sfacciataggine senza pari. Siamo tutti uguali ma c’è sempre qualcuno meno uguale degli altri.

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