paolo cognettiEra da un po’ di tempo che un’amica mi aveva suggerito di leggere Le otto montagne di Paolo Cognetti (Einaudi, 2016), così quando l’ho visto sullo scaffale all’ingresso della biblioteca l’ho afferrato e me lo sono portato via. ‘È un libro che parla di due amici e una montagna’ dice l’autore. Vero. Di due amici, diverse montagne e di un padre, aggiungo io. Di due amici e della loro crescita. Di un padre da emulare, poi da ‘uccidere’. Perso e recuperato attraverso le mappe dei sentieri montani che ha solcato per anni e che il figlio ritrova dopo la sua scomparsa. Di una madre e della sua vita accanto ad un uomo che forse le è servito per fuggire dalla sua stessa famiglia nel tentativo di assolverlo...VAI ALL'ARTICOLO

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Ho appena finito di leggerlo. La storia é coinvolgente, si alternano momenti leggeri ad altri più "impegnati" i personaggi sono credibili . Per quanto mi riguarda credo di poter dire che dopo " Dov'è finito Douglas Staedtler " l'autrice ha fatto un ulteriore passo in avanti. " Patrizia Muzzi: chi ha lunghe penne voli alto! 😉"
Tomaso Bonomi
 
Gentile Patrizia, La lettura dei tuoi libri, che ho avuto il piacere di fare in modo piuttosto meticoloso per non lasciarmi sfuggire le tante curiosità che si nascondono fra le righe, così leggeri e allo stesso tempo profondi, mi ha arricchito e fatto viaggiare in luoghi reali o fantastici, tutti affascinanti. A partire dalla dedica a Manuel e Riccardo, con la citazione del ratto Firmino (una delle letture che mi aveva affascinato alcuni anni fa) e via via alle varie fantastiche vicende nelle parti del globo dove hai fatto viaggiare lo strampalato trio, tante sono le curiosità da gustare prima di giungere alla conclusione della "triplette" di Douglas (K,W,L). E poi, già che ormai mi ero affezionato ai personaggi, mi hai fatto proseguire le maratone ancora restando "comodamente a casa e scoprire il mondo da lì" e infine il fascino del Grande Gufo Grigio! L'epilogo di "Karly Penrose" è basilare. Di questi libri, formalmente semplici, ci sarebbe da dire tanto. Grazie di cuore, un abbraccio.
Renzo Zignani
 
Se in un futuro i tuoi libri venissero adattati per una versione cinematografica o televisiva, sappi che vorrò partecipare anche come fattorino di scena: adoro viaggiare! Grande, mi piace come scrivi!
Alberto Berti
 
Belli belli belli!!!! Ho atteso più di un anno per il secondo capitolo delle avventure di Karly Penrose e devo dire che l'attesa è stata ripagata! Brava la Muzzi, il segreto dei petròglifi è davvero un bel romanzo, divertente e intelligente. 👍😉
Paolo Biavati
 
 

Negli ultimi cinquecento milioni di anni sono avvenute sulla Terra almeno cinque grandi estinzioni di massa. In questo momento ci troviamo nella fase iniziale della sesta. Sì, proprio così, avete capito bene: fino a qualche documentario di Piero Angela fa potevamo ancora farcela. Ora no. Allacciate le cinture di sicurezza e preparatevi allo schianto. Le varie specie che popolano questo bizzarro pallino in mezzo al cosmo si stanno estinguendo così velocemente che per molte di queste non ci sarà il tempo per catalogarle. Le cause sono sicuramente quattro: la perdita dell’habitat, l’introduzione di specie estranee, il riscaldamento globale e l’acidificazione del mare. ...VAI ALL'ARTICOLO

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Credevo di avere tra le mani tutt’altra opera: pensavo che, nonostante il titolo altisonante, Giardinosofia di Santiago Beruete fosse uno dei tanti libri che trattano di fiori e alberi e di come coltivarli. Da subito invece mi si sono drizzate le antenne.

“L’esperienza del giardino possiede non soltanto una dimensione etica ed estetica, ma anche politica, inscindibile dalle precedenti. Le abitudini e i valori coltivati – si perdoni la ridondanza – del giardinaggio potrebbero benissimo guidare la ricerca del bene comune e migliorare la convivenza sociale. Oltre a essere una scuola di rettitudine morale e uno scenario per il viver bene e per la salute privata e pubblica, il giardino è giunto a essere, nella nostra epoca, anche uno spazio di resistenza e protesta sociale, di solidarietà e ribellione contro l’egemonia del neoliberismo e del neocapitalismo rampanti, ed è diventato un oggetto di rivendicazione politica e di lotta per i diritti dei cittadini e la sostenibilità ambientale. Il fenomeno degli orti e dei giardini comunitari, che proliferano nelle città del mondo occidentale, illustra alla perfezione i rapporti esistenti tra il giardinaggio e l’attivismo politico. Ne esistono più di seimila solo nella città di New York, dove si sono trasformati in spazi di socializzazione e integrazione intergenerazionale, in fonti di solidarietà, coesione sociale e mobilitazione cittadina, e in catalizzatori del cambiamento sociale. Oltre a essere un modo per produrre alimenti salutari e una forma per abbellire i luoghi pubblici e migliorare le condizioni ambientali dei quartieri, i giardini comunitari costituiscono una formula alternativa ed efficace di promozione dell’identità e del lavoro di gruppo, di prevenzione dall’emarginazione e dell’esclusione sociale e di riduzione della criminalità.“ ...VAI ALL'ARTICOLO

‘…l’ispirazione non è un privilegio esclusivo dei poeti o degli artisti in genere. C’è, c’è stato e sempre ci sarà un gruppo di individui visitati dall’ispirazione. Sono tutti quelli che coscientemente si scelgono un lavoro e lo svolgono con passione e fantasia. Ci sono medici siffatti, ci sono pedagoghi siffatti, ci sono giardinieri siffatti e ancora un centinaio di altre professioni. Il loro lavoro può costituire un’incessante avventura, se solo sanno scorgere in esso sfide sempre nuove. Malgrado le difficoltà e le sconfitte, la loro curiosità non viene meno. Da ogni nuovo problema risolto scaturisce per loro un profluvio di nuovi interrogativi. L’ispirazione, qualunque cosa sia, nasce da un incessante “non so”.’ (Lettura al Premio Nobel, traduzione Giovanni Nuscis) ...VAI ALL'ARTICOLO

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il re dell uvettaDarwin non era molto sexy. Pieno di ansie, di timori. Soffriva di mal di mare, di mal di stomaco, di calvizie… una vera tragedia. Nonostante questa sua immagine poco attraente, molti anni fa decisi di studiare scienze biologiche, anche se ad attrarmi più che la biologia dell’evoluzione e la zoologia sistematica furono la genetica e le neuroscienze, materie più inesplorate e anarchiche. Sjöberg e io abbiamo compiuto gli stessi studi e siamo entrambi usciti da quel mondo pur rimanendone attratti e credevo che questo ci rendesse un po’ simili. In realtà, siamo due persone completamente diverse: lui è stato spinto verso le scienze dall’impulso innato di dover elencare, catalogare, o meglio, classificare. Io, al contrario, detesto organizzare le cose o gli animali in classi, gruppi, odio la nomenclatura, i lavori ripetitivi e mnemonici mi annoiano a morte.

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cover 9788866329817 2350 600Fidanzati per l’inverno è il primo di tre volumi della saga fantasy dell’Attraversaspecchi a cui fanno seguito Scomparsi di Chiardiluna e La memoria di Babele scritti dalla giovane Christelle Dabos e pubblicati in Italia dalla casa editrice E/O. Ho preso questo libro tra le mani piena di curiosità. Il quotidiano Le Monde, lo presentava come un libro ‘pensato per giovani che ha sedotto anche gli adulti’. Noi amanti del genere fantastico siamo sempre in attesa di innamorarci di una nuova saga ricca di colpi di scena e di magia.

La vera novità di questo libro è il mondo in cui vive la giovane e timida Ofelia, protagonista della storia, suddiviso in arche simili per struttura a gironi danteschi. I diversi gruppi appartenenti a ogni arca possiedono peculiari capacità. Ofelia, per esempio, può attraversare specchi e leggere la storia di un oggetto e di chi lo ha posseduto, semplicemente toccandolo.

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“Mi piacciono i maiali. I cani ci trattano con ossequio. I gatti ci trattano con disprezzo. I maiali ci trattano da pari grado” (Winston Churchill)

Volevo scriverlo prima di ogni altra cosa: dovete leggere questo libro. Càpito per la prima volta nella casa di un sindaco laureato in Lettere antiche che alleva maiali. Stavamo parlando quando lui si è allontanato per andare a preparare del caffè in cucina.Rimango da sola nel piccolo soggiorno e inizio a studiare gli oggetti che mi circondano. Abbassando lo sguardo trovo questo libretto dalla copertina color rosa scuro dal titolo semplice ma per me ambiguo: Il Maiale (Marsilio, 173 pagine, 15,00 euro).

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di Claudio Dellacà

Se il precedente romanzo di Patrizia Muzzi mi aveva stupito per ambientazioni, fantasia e grande capacità di portare il lettore verso mondi immaginifici di grande bellezza, questo suo nuovo lavoro mi ha letteralmente rapito. I personaggi, a me già noti, mi hanno catapultato tra deserti infuocati e magiche atmosfere di fiabe d'altri tempi, sempre però con riferimenti che lasciano trasparire l'immensa cultura della Scrittrice. Un consiglio, se come me avete l'abitudine di leggere la sera, preparatevi a trascorrere una notte insonne... Quando si inizia la lettura, si riesce a smettere solo all'ultima parola dell'ultima pagina.

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La Grande Russia Portatile non è una guida Lonely Planet e questa non è una recensione. Era per mettere subito in chiaro le cose. Scriverò invece alcuni appunti in libertà. Sergej Dovlatov, che era uno che i libri li scriveva, diceva che «il ruolo e la sfera d’azione dello scrittore, in Russia, sono sempre stati molto rispettati», perciò dire di sé «Io sono uno scrittore» è sempre stato considerato, in Russia, una cosa indecente, come dire di sé «Io sono bellissimo».

Bene. Quando ho letto questa cosa, ho pensato a quante volte mi hanno detto che dovrei dire che sono una “scrittrice” e non ci riesco, proprio non mi viene, e non credo che sia perché qui in Italia il ruolo e la sfera d’azione dello scrittore siano così rispettati, ora so che non riesco a dirlo perché in Russia, il ruolo e la sfera d’azione dello scrittore, sono sempre stati molto rispettati.
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www.mondadoristore.it“Ora, già non si riconoscono più queste contrade. S’è cominciato quando vennero i Francesi, a tagliar boschi come fossero prati che si falciano tutti gli anni e poi ricrescono. Non sono ricresciuti. Pareva una cosa della guerra, di Napoleone, di quei tempi: invece non si smise più. I dossi sono nudi che a guardarli, noi che li conoscevamo da prima, fa impressione.” (Il Barone Rampante, Italo Calvino)

Peter Wohlleben è un biologo tedesco che per oltre venti anni ha intrapreso la carriera della guardia forestale e che ora gestisce un bosco ai confini tra la Germania e il Belgio. I suoi libri sono tradotti in tutte le lingue e svettano nelle classifiche di vendita.
“La saggezza del bosco”, pubblicato nel 2013, è arrivato in Italia solo ora, tradotto e distribuito da Garzanti.
Mi aspettavo un libro farcito di romanticismo e di effetti speciali, non so dirvi il perché. Pagina dopo pagina, ho iniziato a entusiasmarmi e a soffrire, a desiderare che l’essere umano non fosse mai nato e nello stesso tempo a sentire forte l’esigenza di abbandonare ogni cosa per seguire il pragmatico Peter tra gli ultimi brandelli di foresta vergine presente sul nostro continente.

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Ho già recensito diversi libri di Peter Wohlleben, che in Italia sono pubblicati da differenti case editrici, in questo caso specifico dal gruppo macro (www.gruppomacro.com). I suoi libri per me sono diventati imprescindibili. Wohlleben sfata luoghi comuni su animali e piante, riesce con semplicità a descrivere meccanismi comportamentali insiti nelle specie selvatiche alla luce delle più aggiornate scoperte scientifiche. Trovo che abbia la rara capacità di saper comunicare ad un vasto pubblico i dati scientifici, facendo conoscere inoltre il suo lavoro di forestale da vicino, un lavoro fatto di osservazione quotidiana e di scoperta, anche attraverso la banale esperienza del vivere assieme ad animali domestici come capre, maiali, cavalli, cani, gatti, galline.

Ci sono tanti motivi per cui dovreste leggere questo libro. Uno riguarda, per esempio, gli errori che troppo spesso commettiamo pieni di buone intenzioni, ma che possono causare la morte di esemplari selvatici.

Presi da istinto materno, cerchiamo di raccogliere i cerbiatti dai boschi quando sono cuccioli e abbiamo l’impressione che siano stati abbandonati. Così facendo li condanniamo a morte certa. Conoscere meglio la loro etologia li salverebbe anche dalle tragiche morti per opera delle falciatrici meccaniche. I cuccioli rimangono per ore accovacciati sui prati, in attesa che le madri ritornino. Nel frattempo le falciatrici li maciullano o gli amputano gli arti. Basterebbe usare un cane per una rapida ricognizione: in questo modo, gli animali correrebbero via con le madri.

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predrag breviario mediterraneoErano diversi anni che desideravo leggere Breviario mediterraneo di Predrag Matvejević (Garzanti, 2006) e finalmente la biblioteca di Corticella di Bologna mi ha regalato questa opportunità. Ci sono stati momenti in cui pensando all’Europa mi sono domandata se io mi sentissi davvero cittadina europea. Cosa significava per me essere europea? Parlare una lingua comune? Avere una moneta comune? Condividere una stessa fede religiosa? Possedere una formazione culturale comune? Ero davvero più simile a un polacco, a un danese, a un estone che a un cinese? Seduta accanto a loro, li avrei percepiti assonanti? Calpestando la loro terra, mi sarei sentita come a casa?

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 di Marzia Ferrando

Karly Penrose non é il genere di amica con la quale puoi uscire a berti una cioccolata calda in inverno o a mangiare un gelato in estate chiacchierando tranquillamente.

 Più facile che accada il contrario, e saresti ancora fortunato! I
nfatti, “Archiviato” il caso Staedtler la chiamata per gli ancora ignari compagni di viaggio Lars e Wanda arriva praticamente dall'aldilà a seguito della dipartita della misteriosa nonna Alchemilla ed una originale e scomoda eredità.

 Comincia così una nuova e incredibile avventura, la vecchietta non si dedicava sicuramente all'uncinetto, ma allo studio ed alla protezione dei petroglifi citati nel titolo.

C’è una missione da compiere, un dòmino da giocare, un puzzle da comporre. Ogni tessera un luogo da salvare, un popolo da conoscere.

 Soprattutto i nostri eroi non Marvel sono chiamati a preservare un Mondo ed una Natura messi in pericolo dalla feroce avidità umana.

 Non mancano i momenti umoristici che abbiamo già apprezzato nella prima avventura, la caratterizzazione precisa dei personaggi che ormai ci sembra di conoscere così bene e che potremmo anche incontrare domattina a prendere il caffè.

 Una avventura che spazia dal fantasy a Salgari, con pappagalli parlanti e strateghi, cattivi alla Disney e pirati che non si arrendono.

 Ma soprattutto con un messaggio/monito a tutta l’umanità ed ai pericoli che sta correndo per sua stessa mano.

 Direi che con questo romanzo la Muzzi sia riuscita a creare una trama che possa avvincere qualunque genere di pubblico e qualunque catalogazione. C’è davvero Tutto!

 Quindi, non resta che aprire le pagine e partire, schivando frecce e pallettoni.



 

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Il potere del simbolo travalica epoche e confini e rimane scolpito nella nostra mente. ‘Simbolo’ è la parola chiave del saggio “Il tempo dei lupi, storia e luoghi di un animale favoloso”, dedicato per l’appunto al lupo e scritto da Riccardo Rao (UTET, 253 pagine, 18.00 euro), storico medievalista. La storia che ci racconta Rao è quella ‘di una grande paura collettiva’ che è stata abilmente costruita sulla base di quelle che oggi chiameremmo fake news, una storia di stragi tra le più crudeli e che purtroppo prosegue anche nel presente.... VAI ALL'ARTICOLO

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“Le piante sono i George Bailey di questo pianeta. Nessuno le considera, non vengono studiate, non sappiamo neanche lontanamente quante ne esistano, come funzionino, quali siano le loro caratteristiche. Eppure, senza di loro la vita di ognuno di noi animali non sarebbe possibile.” (L’incredibile viaggio delle piante di Stefano Mancuso; Editori Laterza; 144 pagine; 18.00 euro)

 Stefano Mancuso è uno scienziato di fama mondiale e dirige il Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale (LINV) dell’Università degli Studi di Firenze. Per una come me, sentire parlare di neurobiologia vegetale suona come un ossimoro. Le piante non hanno un sistema nervoso, quindi non possono soffrire, amare, sognare, comunicare come facciamo noi. Questo era quello che credevo fino a poco tempo fa, ma sembra proprio che la biologia abbia smantellato alcuni dogmi.

Se avessi vent’anni adesso, credo che farei di tutto per dedicarmi alla neurobiologia vegetale. Nel prologo di questo interessantissimo saggio, il professor Mancuso apre con alcune domande: siamo sicuri che quello delle piante sia un mondo fatto di silenzio, privo di comunicazione, che le piante non abbiano relazioni sociali, che siano immobili? O siamo noi che le guardiamo con occhi sbagliati? Corpo, architettura, strategie, sono spesso diametralmente opposte a quelle degli animali.

“Gli animali hanno un centro di comando, le piante sono multicentriche. Gli animali hanno organi singoli o doppi, le piante hanno organi diffusi. Gli animali sono individui (nel senso di indivisibili), le piante sono più simili a colonie. Negli animali conta più l’individuo, nelle piante il gruppo.”

E per capire il mondo vegetale, la chiave dovrebbe essere proprio questa: liberarci della nostra solita visione antropocentrica....VAI ALL'ARTICOLO

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Arrivano le prime recensioni da parte di voi lettori. Grazie mille per l'affetto con cui mi state seguendo. Mi date coraggio e voglia di continuare questo cammino così difficile e straordinario. Sapere che i mie personaggi vi accompagnano anche a fine lettura mi gratifica immensamente.
(nella foto : autoritratto, asilo)
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Dopo “Dov’è finito Douglas Staedtler?” con “Karly Penrose e il mistero dei petroglifi” la scrittrice centra pienamente anche il secondo obbiettivo con una storia e situazioni ancora più esilaranti, ma allo stesso tempo anche con momenti di riflessione sui rapporti interpersonali e sulla tematica ambientalistica mai come oggi così importante, ma messa troppo spesso in secondo piano. I personaggi, tra il farsesco ed il virtuoso, tengono compagnia anche a fine racconto.
C. Menozzi


Il primo di Patrizia Muzzi, l’avevo scoperto per caso, il secondo l’ho aspettato con impazienza, e l’attesa non è andata delusa. Con un modo di scrivere tra Salgari e Douglas Adams, la Muzzi ci porta in giro per un mondo fatto di sabbia e di ghiaccio, ma soprattutto ci trasporta nei sentimenti belli e intensi, della famiglia e degli amici. Una vera boccata d’aria pura. Un solo appunto, che poi non è una critica, secondo me l’autrice deve ancora scoprire la sua vera natura, il suo vero modo di raccontarci le storie che ha nel cuore, ma questo rende ancora più intrigante l’attesa del suo prossimo lavoro.
F. Ossola

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Mentre in bus supero le due torri, termino Shakespeare and Company di Sylvia Beach (Neri Pozza, tradotto da Elena Spagnol Vaccari, 282 pagine, 14,50 euro). Le ultime scene narrate dall’autrice non le dimenticherò mai. Racconto ad amici che lavorano in centro che sono commossa perché ho appena finito un bel libro e mi domandano il titolo. Ne avevano già sentito parlare, era già stato consigliato. Il passaparola è un metodo tra i più efficaci per promuovere i libri.
Mi chiedo se tra le “bambine ribelli” ci sia anche lei. Perché la vita di Sylvia Beach non è stata solo incredibilmente ricca di incontri straordinari, ma anche di disavventure e di grandi sofferenze affrontate con un coraggio di cui pochi esseri umani sono dotati. 

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