qualcosa numero 3Qualcosa n. 3 è il frutto del lavoro di una cinquantina di persone che, dal 2015 al 2018, si sono incontrate, a Bologna, per provare a fare un libro insieme. All’inizio avevano pensato di chiamarlo Niente, il libro, perché gli piaceva poter rispondere, a chi gli chiedesse «Dove state andando?», «A far niente».
Poi, fare Niente si è rivelato un compito al di sopra delle loro forze e si sono trovati, qualche mese dopo, a immaginare un altro libro, che adesso, è incredibile, eccolo qua, si chiama Qualcosa.

Paolo Nori

Qualcosa n. 3 esce ai primi di settembre, lo presentiamo qui: domenica 9 settembre, Festival della Letteratura di Mantova, alle 16.00 alla tenda Sordello, il numero 1 e il numero 2 non ci sono.

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Ci sarà anche il mio racconto dal titolo "Arnoldo Foà".

Patty

 

Una bellissima sorpresa. Paolo Nori ha letto il mio racconto intitolato "Arnoldo Foà" al Festival della Letteratura di Mantova 2018. Io ero ignara, seduta in mezzo alla gente. Mi ha fatto un certo effetto. Ho anche capito cosa provano le rockstar. Forse ho cambiato idea: non voglio più fare la scrittrice, voglio fare la rockstar.

nori

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“Le piante sono i George Bailey di questo pianeta. Nessuno le considera, non vengono studiate, non sappiamo neanche lontanamente quante ne esistano, come funzionino, quali siano le loro caratteristiche. Eppure, senza di loro la vita di ognuno di noi animali non sarebbe possibile.” (L’incredibile viaggio delle piante di Stefano Mancuso; Editori Laterza; 144 pagine; 18.00 euro)

 Stefano Mancuso è uno scienziato di fama mondiale e dirige il Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale (LINV) dell’Università degli Studi di Firenze. Per una come me, sentire parlare di neurobiologia vegetale suona come un ossimoro. Le piante non hanno un sistema nervoso, quindi non possono soffrire, amare, sognare, comunicare come facciamo noi.Questo era quello che credevo fino a poco tempo fa, ma sembra proprio che la biologia abbia smantellato alcuni dogmi.

Se avessi vent’anni adesso, credo che farei di tutto per dedicarmi alla neurobiologia vegetale. Nel prologo di questo interessantissimo saggio, il professor Mancuso apre con alcune domande: siamo sicuri che quello delle piante sia un mondo fatto di silenzio, privo di comunicazione, che le piante non abbiano relazioni sociali, che siano immobili? O siamo noi che le guardiamo con occhi sbagliati? Corpo, architettura, strategie, sono spesso diametralmente opposte a quelle degli animali.

“Gli animali hanno un centro di comando, le piante sono multicentriche. Gli animali hanno organi singoli o doppi, le piante hanno organi diffusi. Gli animali sono individui (nel senso di indivisibili), le piante sono più simili a colonie. Negli animali conta più l’individuo, nelle piante il gruppo.”

E per capire il mondo vegetale, la chiave dovrebbe essere proprio questa: liberarci della nostra solita visione antropocentrica....VAI ALL'ARTICOLO

 autoritrattoasilo
Arrivano le prime recensioni da parte di voi lettori. Grazie mille per l'affetto con cui mi state seguendo. Mi date coraggio e voglia di continuare questo cammino così difficile e straordinario. Sapere che i mie personaggi vi accompagnano anche a fine lettura mi gratifica immensamente.
(nella foto : autoritratto, asilo)
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Dopo “Dov’è finito Douglas Staedtler?” con “Karly Penrose e il mistero dei petroglifi” la scrittrice centra pienamente anche il secondo obbiettivo con una storia e situazioni ancora più esilaranti, ma allo stesso tempo anche con momenti di riflessione sui rapporti interpersonali e sulla tematica ambientalistica mai come oggi così importante, ma messa troppo spesso in secondo piano. I personaggi, tra il farsesco ed il virtuoso, tengono compagnia anche a fine racconto.
C. Menozzi


Il primo di Patrizia Muzzi, l’avevo scoperto per caso, il secondo l’ho aspettato con impazienza, e l’attesa non è andata delusa. Con un modo di scrivere tra Salgari e Douglas Adams, la Muzzi ci porta in giro per un mondo fatto di sabbia e di ghiaccio, ma soprattutto ci trasporta nei sentimenti belli e intensi, della famiglia e degli amici. Una vera boccata d’aria pura. Un solo appunto, che poi non è una critica, secondo me l’autrice deve ancora scoprire la sua vera natura, il suo vero modo di raccontarci le storie che ha nel cuore, ma questo rende ancora più intrigante l’attesa del suo prossimo lavoro.
F. Ossola

shakespeare and company bookstore paris 13 august 2013

Mentre in bus supero le due torri, termino Shakespeare and Company di Sylvia Beach (Neri Pozza, tradotto da Elena Spagnol Vaccari, 282 pagine, 14,50 euro). Le ultime scene narrate dall’autrice non le dimenticherò mai. Racconto ad amici che lavorano in centro che sono commossa perché ho appena finito un bel libro e mi domandano il titolo. Ne avevano già sentito parlare, era già stato consigliato. Il passaparola è un metodo tra i più efficaci per promuovere i libri.
Mi chiedo se tra le “bambine ribelli” ci sia anche lei. Perché la vita di Sylvia Beach non è stata solo incredibilmente ricca di incontri straordinari, ma anche di disavventure e di grandi sofferenze affrontate con un coraggio di cui pochi esseri umani sono dotati. 

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sepulveda libreria coop bologna 2018

Mi sento come in un toast. Arrivo in anticipo alla libreria Ambasciatori di Bologna per la presentazione del nuovo libro di Luis Sepulveda “Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa” (Guanda, pagine 128) e attendo diligente in fila il momento di occupare il mio posto. Qualcuno in coda con me ipotizza che ci facciano sedere sul pavimento. Uno dei librai mi lancia uno sguardo interrogativo: “Come ha potuto pensare una cosa del genere?” sembra domandarmi. Più tardi trovo posto tra le prime file, mi giro e vedo la sala e le scale piene di persone in piedi. Due signore di una certa età e ben vestite si siedono nei posti riservati ad altri e vengono giustamente cazziate dagli organizzatori. Bofonchiano qualcosa che non capiamo e rimangono saldamente ancorate alle loro sedie con una sfacciataggine senza pari. Siamo tutti uguali ma c’è sempre qualcuno meno uguale degli altri.

mondadori

Per me è stata una bellissima occasione. Grazie a Linda del Centro Didattico Mondadori.

brugges

In Bruges, il film, ecco cosa ci ha spinti a visitare il Belgio. Colin Farrell non fa altro che ripetere quanto Bruges sia triste e noiosa, mentre le immagini lo contraddicono. E noi cadiamo volentieri nella trappola del regista. Lasciamo l’Italia con un clima da colpo di stato. In aeroporto mi domando spesso perché le donne diano il peggio di sé in fatto di abbigliamento. Tacchi vertiginosi, gonne impossibili, borse scomodissime. L’aereo è già in ritardo di 30 minuti e ringrazio di avere prenotato il bus da Bruxelles per le sette di sera. Immaginavo il clima del Belgio più freddo, invece sembra di stare a casa. Afa inclusa. Attraversando la campagna godo nel vedere mucche, cavalli e pecore a decine, liberi di muoversi come desiderano. E tanti alberi. Alberi che costeggiano la strada. Un muro di verde ai lati dell’autostrada ci accompagna per chilometri.

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