paolo cognettiEra da un po’ di tempo che un’amica mi aveva suggerito di leggere Le otto montagne di Paolo Cognetti (Einaudi, 2016), così quando l’ho visto sullo scaffale all’ingresso della biblioteca l’ho afferrato e me lo sono portato via. ‘È un libro che parla di due amici e una montagna’ dice l’autore. Vero. Di due amici, diverse montagne e di un padre, aggiungo io. Di due amici e della loro crescita. Di un padre da emulare, poi da ‘uccidere’. Perso e recuperato attraverso le mappe dei sentieri montani che ha solcato per anni e che il figlio ritrova dopo la sua scomparsa. Di una madre e della sua vita accanto ad un uomo che forse le è servito per fuggire dalla sua stessa famiglia nel tentativo di assolverlo...VAI ALL'ARTICOLO

Ryanair è puntuale e Il Golem è il libro perfetto per la durata del volo. La favola di Singer mi ricorda quella popolare de La bella e la bestia. Qualcosa che non capisco sul momento di quel racconto, fa breccia nella mia fantasia. Al nostro arrivo il cielo di Praga è coperto da grosse nubi in movimento.

Quando in hotel la receptionist legge sulla carta d’identità il nome della via dove abito, si mette le mani tra i capelli e chiede conferma: “Really?”. Per un attimo non capiamo. L’indirizzo è quello vecchio: Vladimir Ilic Ulianov Lenin. Il mio compagno aggiunge che sì, la via si trova accanto a quella dedicata a Marx. Io cerco di spiegarle che a Bologna, un tempo, eravamo tutti comunisti e che da noi, quella roba lì, è stata tutta un’altra storia. La donna accetta la nostra approssimativa spiegazione per dovere e procediamo con il check-in, ma il suo sguardo la tradisce.

Proprio mentre sta per terminare la Biennale del cinema di Venezia sfreccio al Lido. La giornata non era iniziata benissimo: stavo quasi per perdere il traghetto da Chioggia e solo una rapida sgambata ha evitato ‘la tragedia’. A bordo poi, una ‘simpatica’ tedesca con zoccolo tacco 12 decide di fare un paso doble sui miei sandali proprio mentre sbarchiamo a Murano. Appena scesi, alcuni ‘macho man’ italiani ci incanalano come una mandria di bovini all’interno di una Fornace. ...VAI ALL'ARTICOLO

burano

Negli ultimi cinquecento milioni di anni sono avvenute sulla Terra almeno cinque grandi estinzioni di massa. In questo momento ci troviamo nella fase iniziale della sesta. Sì, proprio così, avete capito bene: fino a qualche documentario di Piero Angela fa potevamo ancora farcela. Ora no. Allacciate le cinture di sicurezza e preparatevi allo schianto. Le varie specie che popolano questo bizzarro pallino in mezzo al cosmo si stanno estinguendo così velocemente che per molte di queste non ci sarà il tempo per catalogarle. Le cause sono sicuramente quattro: la perdita dell’habitat, l’introduzione di specie estranee, il riscaldamento globale e l’acidificazione del mare. ...VAI ALL'ARTICOLO

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Battuta da tutti quanti i venti che soffiano, inzuppata dalla pioggia, seppellita nelle gelide nebbie marine che salgono da est e imbiancata dalla neve quando giunge dalle Highlands, spinta dal vento verso sud. Il clima è freddo e tempestoso in inverno, mutevole e inclemente d’estate, e un vero e proprio purgatorio meteorologico in primavera. Il debole di salute muore presto, e io, come un sopravvissuto, tra venti lugubri e pioggia battente, sono stato spesso tentato di invidiargli la sua sorte....VAI ALL'ARTICOLO

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‘…l’ispirazione non è un privilegio esclusivo dei poeti o degli artisti in genere. C’è, c’è stato e sempre ci sarà un gruppo di individui visitati dall’ispirazione. Sono tutti quelli che coscientemente si scelgono un lavoro e lo svolgono con passione e fantasia. Ci sono medici siffatti, ci sono pedagoghi siffatti, ci sono giardinieri siffatti e ancora un centinaio di altre professioni. Il loro lavoro può costituire un’incessante avventura, se solo sanno scorgere in esso sfide sempre nuove. Malgrado le difficoltà e le sconfitte, la loro curiosità non viene meno. Da ogni nuovo problema risolto scaturisce per loro un profluvio di nuovi interrogativi. L’ispirazione, qualunque cosa sia, nasce da un incessante “non so”.’ (Lettura al Premio Nobel, traduzione Giovanni Nuscis) ...VAI ALL'ARTICOLO

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il re dell uvettaDarwin non era molto sexy. Pieno di ansie, di timori. Soffriva di mal di mare, di mal di stomaco, di calvizie… una vera tragedia. Nonostante questa sua immagine poco attraente, molti anni fa decisi di studiare scienze biologiche, anche se ad attrarmi più che la biologia dell’evoluzione e la zoologia sistematica furono la genetica e le neuroscienze, materie più inesplorate e anarchiche. Sjöberg e io abbiamo compiuto gli stessi studi e siamo entrambi usciti da quel mondo pur rimanendone attratti e credevo che questo ci rendesse un po’ simili. In realtà, siamo due persone completamente diverse: lui è stato spinto verso le scienze dall’impulso innato di dover elencare, catalogare, o meglio, classificare. Io, al contrario, detesto organizzare le cose o gli animali in classi, gruppi, odio la nomenclatura, i lavori ripetitivi e mnemonici mi annoiano a morte.

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Il 26 giugno 2018 esce il nuovo libro di Patrizia Muzzi. . 
"Un viaggio per capire sé stessi, gli altri ed il mondo in cui viviamo" 
Puoi trovarlo nella libreria della tua città o ordinarlo da Edizioni EPSIL. Disponibile anche in formato digitale.

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cover 9788866329817 2350 600Fidanzati per l’inverno è il primo di tre volumi della saga fantasy dell’Attraversaspecchi a cui fanno seguito Scomparsi di Chiardiluna e La memoria di Babele scritti dalla giovane Christelle Dabos e pubblicati in Italia dalla casa editrice E/O. Ho preso questo libro tra le mani piena di curiosità. Il quotidiano Le Monde, lo presentava come un libro ‘pensato per giovani che ha sedotto anche gli adulti’. Noi amanti del genere fantastico siamo sempre in attesa di innamorarci di una nuova saga ricca di colpi di scena e di magia.

La vera novità di questo libro è il mondo in cui vive la giovane e timida Ofelia, protagonista della storia, suddiviso in arche simili per struttura a gironi danteschi. I diversi gruppi appartenenti a ogni arca possiedono peculiari capacità. Ofelia, per esempio, può attraversare specchi e leggere la storia di un oggetto e di chi lo ha posseduto, semplicemente toccandolo.

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Ci sono gite, viaggi, vacanze che studi per settimane e poi ci sono avventure che ti capitano per caso e ti lasciano un segno indelebile nel cuore. A Tret, in alta Val di Non, si trova un incantevole albergo gestito da Dorotea, una donna instancabile che giorno per giorno si reinventa un modo per attirare turisti nel suo piccolissimo paese...

dorotea

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paolo nori fasolo

La Grande Russia Portatile non è una guida Lonely Planet e questa non è una recensione. Era per mettere subito in chiaro le cose. Scriverò invece alcuni appunti in libertà. Sergej Dovlatov, che era uno che i libri li scriveva, diceva che «il ruolo e la sfera d’azione dello scrittore, in Russia, sono sempre stati molto rispettati», perciò dire di sé «Io sono uno scrittore» è sempre stato considerato, in Russia, una cosa indecente, come dire di sé «Io sono bellissimo».

Bene. Quando ho letto questa cosa, ho pensato a quante volte mi hanno detto che dovrei dire che sono una “scrittrice” e non ci riesco, proprio non mi viene, e non credo che sia perché qui in Italia il ruolo e la sfera d’azione dello scrittore siano così rispettati, ora so che non riesco a dirlo perché in Russia, il ruolo e la sfera d’azione dello scrittore, sono sempre stati molto rispettati.
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www.mondadoristore.it“Ora, già non si riconoscono più queste contrade. S’è cominciato quando vennero i Francesi, a tagliar boschi come fossero prati che si falciano tutti gli anni e poi ricrescono. Non sono ricresciuti. Pareva una cosa della guerra, di Napoleone, di quei tempi: invece non si smise più. I dossi sono nudi che a guardarli, noi che li conoscevamo da prima, fa impressione.” (Il Barone Rampante, Italo Calvino)

Peter Wohlleben è un biologo tedesco che per oltre venti anni ha intrapreso la carriera della guardia forestale e che ora gestisce un bosco ai confini tra la Germania e il Belgio. I suoi libri sono tradotti in tutte le lingue e svettano nelle classifiche di vendita.
“La saggezza del bosco”, pubblicato nel 2013, è arrivato in Italia solo ora, tradotto e distribuito da Garzanti.
Mi aspettavo un libro farcito di romanticismo e di effetti speciali, non so dirvi il perché. Pagina dopo pagina, ho iniziato a entusiasmarmi e a soffrire, a desiderare che l’essere umano non fosse mai nato e nello stesso tempo a sentire forte l’esigenza di abbandonare ogni cosa per seguire il pragmatico Peter tra gli ultimi brandelli di foresta vergine presente sul nostro continente.

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Ho già recensito diversi libri di Peter Wohlleben, che in Italia sono pubblicati da differenti case editrici, in questo caso specifico dal gruppo macro (www.gruppomacro.com). I suoi libri per me sono diventati imprescindibili. Wohlleben sfata luoghi comuni su animali e piante, riesce con semplicità a descrivere meccanismi comportamentali insiti nelle specie selvatiche alla luce delle più aggiornate scoperte scientifiche. Trovo che abbia la rara capacità di saper comunicare ad un vasto pubblico i dati scientifici, facendo conoscere inoltre il suo lavoro di forestale da vicino, un lavoro fatto di osservazione quotidiana e di scoperta, anche attraverso la banale esperienza del vivere assieme ad animali domestici come capre, maiali, cavalli, cani, gatti, galline.

Ci sono tanti motivi per cui dovreste leggere questo libro. Uno riguarda, per esempio, gli errori che troppo spesso commettiamo pieni di buone intenzioni, ma che possono causare la morte di esemplari selvatici.

Presi da istinto materno, cerchiamo di raccogliere i cerbiatti dai boschi quando sono cuccioli e abbiamo l’impressione che siano stati abbandonati. Così facendo li condanniamo a morte certa. Conoscere meglio la loro etologia li salverebbe anche dalle tragiche morti per opera delle falciatrici meccaniche. I cuccioli rimangono per ore accovacciati sui prati, in attesa che le madri ritornino. Nel frattempo le falciatrici li maciullano o gli amputano gli arti. Basterebbe usare un cane per una rapida ricognizione: in questo modo, gli animali correrebbero via con le madri.

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predrag breviario mediterraneoErano diversi anni che desideravo leggere Breviario mediterraneo di Predrag Matvejević (Garzanti, 2006) e finalmente la biblioteca di Corticella di Bologna mi ha regalato questa opportunità. Ci sono stati momenti in cui pensando all’Europa mi sono domandata se io mi sentissi davvero cittadina europea. Cosa significava per me essere europea? Parlare una lingua comune? Avere una moneta comune? Condividere una stessa fede religiosa? Possedere una formazione culturale comune? Ero davvero più simile a un polacco, a un danese, a un estone che a un cinese? Seduta accanto a loro, li avrei percepiti assonanti? Calpestando la loro terra, mi sarei sentita come a casa?

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Karly Penrose non é il genere di amica con la quale puoi uscire a berti una cioccolata calda in inverno o a mangiare un gelato in estate chiacchierando tranquillamente.

 Più facile che accada il contrario, e saresti ancora fortunato! I
nfatti, “Archiviato” il caso Staedtler la chiamata per gli ancora ignari compagni di viaggio Lars e Wanda arriva praticamente dall'aldilà a seguito della dipartita della misteriosa nonna Alchemilla ed una originale e scomoda eredità.

 Comincia così una nuova e incredibile avventura, la vecchietta non si dedicava sicuramente all'uncinetto, ma allo studio ed alla protezione dei petroglifi citati nel titolo.

C’è una missione da compiere, un dòmino da giocare, un puzzle da comporre. Ogni tessera un luogo da salvare, un popolo da conoscere.

 Soprattutto i nostri eroi non Marvel sono chiamati a preservare un Mondo ed una Natura messi in pericolo dalla feroce avidità umana.

 Non mancano i momenti umoristici che abbiamo già apprezzato nella prima avventura, la caratterizzazione precisa dei personaggi che ormai ci sembra di conoscere così bene e che potremmo anche incontrare domattina a prendere il caffè.

 Una avventura che spazia dal fantasy a Salgari, con pappagalli parlanti e strateghi, cattivi alla Disney e pirati che non si arrendono.

 Ma soprattutto con un messaggio/monito a tutta l’umanità ed ai pericoli che sta correndo per sua stessa mano.

 Direi che con questo romanzo la Muzzi sia riuscita a creare una trama che possa avvincere qualunque genere di pubblico e qualunque catalogazione. C’è davvero Tutto!

 Quindi, non resta che aprire le pagine e partire, schivando frecce e pallettoni.



 
recensione di M. Ferrando

 9788894230444 0 0 300 75So che ci sono state alcune difficoltà nel reperire online i miei libri. Il consiglio è quello di ordinarli direttamente da Epsil  edizioni.

Questo è il link diretto: Epsil edizioni

Scusate il disguido!

qualcosa numero 3Qualcosa n. 3 è il frutto del lavoro di una cinquantina di persone che, dal 2015 al 2018, si sono incontrate, a Bologna, per provare a fare un libro insieme. All’inizio avevano pensato di chiamarlo Niente, il libro, perché gli piaceva poter rispondere, a chi gli chiedesse «Dove state andando?», «A far niente».
Poi, fare Niente si è rivelato un compito al di sopra delle loro forze e si sono trovati, qualche mese dopo, a immaginare un altro libro, che adesso, è incredibile, eccolo qua, si chiama Qualcosa.

Paolo Nori

Qualcosa n. 3 esce ai primi di settembre, lo presentiamo qui: domenica 9 settembre, Festival della Letteratura di Mantova, alle 16.00 alla tenda Sordello, il numero 1 e il numero 2 non ci sono.

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Ci sarà anche il mio racconto dal titolo "Arnoldo Foà".

Patty

 

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